Guardie del Corpo Berlusconi

Guardie del Corpo Berlusconi

Di seguito un articolo basato su una mia intervista pubblicata sul Corriere di Como il giorno 15 dicembre 2009 riguardante l'aggressione al premier Silvio Berlusconi.

Il presidente dell’Eba: Impossibile controllare la folla.
Serviva un cordone di agenti

(a.bam.) «La folla è un’entità "schizofrenica", ingestibile. A Berlusconi poteva andare molto peggio». Carmelo Scicolone, comasco, presidente dell’Eba (European Bodyguard Association), spiega quanto sia difficile (se non impossibile) proteggere una personalità che, come il premier, ama i "bagni di folla" al termine dei comizi.

 


«Silvio Berlusconi ha corso un grave pericolo – spiega Scicolone – la folla infatti è il nemico principale di ogni attività di security: è imprevedibile, pericolosa. Esistono libri che aiutano proprio a capire il comportamento della folla. Conosco le persone che si occupano della sicurezza di Berlusconi. Si tratta di professionisti preparati e intelligenti: probabilmente avranno anche cercato di dissuadere il premier dal "bagno di folla", che noi riteniamo una pratica molto pericolosa per un personaggio di questo calibro. Il dovere di ogni caposcorta è dissuadere il protetto da queste pratiche. Ma l’ultima parola spetta al Vip, e Berlusconi avrà deciso comunque di avvicinarsi ai suoi sostenitori. È un politico che ama stringere le mani, ma quando si entra in contatto con la gente è difficilissimo garantire la sicurezza. A meno che ci si frapponga tra il politico e la gente, ma a quel punto non è possibile più fare il bagno di folla».
Scicolone non se la sente di puntare il dito contro la scorta. «Non penso abbia sbagliato, stando alle immagini dei tg. Se si è creata una falla, non è comunque da imputare alla security: se gli agenti avessero potuto dare le spalle a Berlusconi e guardare la folla, magari avrebbero intercettato l’aggressore, che invece ha avuto il tempo di alzare la mano, prendere la mira e scagliare l’oggetto contro il viso del premier». Il presidente dell’Eba non nega che «la vicenda poteva concludersi in modo drammatico: l’aggressore avrebbe avuto il tempo di estrarre una pistola e di sparare».
Scicolone aggiunge che «l’ideale, per la sicurezza del premier, sarebbe stato schierare un cordone di agenti davanti al suo viso: solo così, l’aggressore non avrebbe avuto la possibilità di vedere il volto scoperto del premier che, a sua volta, grazie alla distanza maggiore, si sarebbe potuto accorgere del lancio».

 

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