I legami tra Bodyguard e cosche

  

Le indagini su una grossa società di buttafuori che si occupa, tra l'altro, dell'ex parco delle Rose, De Sade, Magazzini Generali. L'inchiesta nata da un 'cold case' che ha per protagonista il super boss Rocco PapaliaIl controllo su alcune delle più note discoteche della movida di Milano, attraverso i servizi di security e bodyguard, con gli imprenditori del settore disposti a chiedere la "protezione" dei presunti boss della 'ndrangheta per trarre vantaggi".

E in un caso anche per intimidire i testimoni di un processo. E poi, oltre ai consueti traffici di droga e altri affari illeciti, un omicidio rimasto irrisolto per oltre 37 anni e su cui ora si riaprono le indagini che coinvolgono direttamente uno dei presunti capi storici del clan Barbaro-Papalia, famiglia che ha "le sue radici" in Calabria, addirittura "nella Platì dell'800", ma i cui "diretti discendenti sono oggi presenti in Lombardia. 
Gli imprenditori cercavano le cosche. E' lo spaccato che emerge dall'inchiesta dei carabinieri e della Gdf di Milano che ha portato all'emissione di ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di dieci persone e che dimostra ancora una volta quanto sia pervasiva la presenza della mafia calabrese nel capoluogo lombardo, già documentata da tante altre indagini negli ultimi anni. E quest'ultimo blitz - come ha spiegato il pm della Dda Paolo Storari, titolare dell'inchiesta assieme al procuratore aggiunto Ilda Boccassini - conferma anche "quanto emerso nel corso di molte altre inchieste sui legami tra 'ndrangheta e imprenditoria in Lombardia: ovvero che sono gli imprenditori a cercare le cosche, e non più viceversa.

La protezione in discoteca. Come si legge nell'ordinanza firmata dal gip Franco Cantù Rajnoldi, infatti, i presunti affiliati alla 'ndrangheta avrebbero fornito "una protezione a tutto campo" ad alcuni locali milanesi, una "protezione totale" attraverso una "sorta di estorsione-tangente" dal cui pagamento gli imprenditori avrebbero tratto anche "un cospicuo vantaggio". Quattro le discoteche "protette" dagli 'ndranghetisti, molto note in città: i Magazzini Generali, il Codice a barre, il De Sade e il Borgo dei Sensi (ex Parco delle rose). A Silvano Scalmana, gestore del Borgo, ad esempio, sarebbe stata offerta anche "la protezione dalla giustizia".

Minacce ai dipendenti del Borgo. Quatto dipendenti della società di Scalmana, infatti, dopo aver fornito al curatore fallimentare chiare dichiarazioni accusatorie nei confronti dell'imprenditore "sono stati avvicinati dai boss - come ha chiarito il pm Storari - che li hanno minacciati di ritorsioni se avessero raccontato le stesse cose in tribunale" nel processo per bancarotta. Un altro dei 'servizi' forniti dalla cosca, sempre secondo l'accusa, era quello del recupero "crediti derivanti da attività lecite e illecite". Personaggio principale dell'inchiesta è Agostino Catanzariti, arrestato per associazione mafiosa e che, tra le altre cose, aveva il compito "di tenere i contatti con gli altri sodali detenuti, provvedendo anche al loro sostentamento economico".

Il responsabile della security. Tra gli arrestati anche Flavio Scarcella, il responsabile di una società di security che prestava servizio in una serie di discoteche della città. Scarcella avrebbe chiesto e ottenuto "l'intervento di Catanzariti Saverio (anche lui finito in carcere) per mediare con la famiglia mafiosa Flachi e in particolare con Flachi Enrico, per la gestione della sicurezza all'interno della discoteca De Sade". Custodia cautelare anche per Antonio Papalia che avrebbe avuto "il ruolo di capo", sovraintendendo "all'attività di spaccio di stupefacente nel territorio di Corsico - Buccinasco, manifestando il suo ruolo di vertice non maneggiando mai la sostanza stupefacente".

Il cold case. Intanto, proprio grazie ad una serie di intercettazioni disposte in questa indagine si sono riaperte le indagini sull'omicidio di un nomade, Giuseppe De Rosa, avvenuto nel 1976 dopo una rissa in discoteca e rimasto senza colpevoli. "Sono emersi - si legge nell'ordinanza - precisi elementi di responsabilità a carico di

 

Rocco Papalia", storico boss detenuto della 'ndrangheta in Lombardia. Gli ha messo la pistola all'orecchio (...) gliel'ha scaricata tutta nel corpo, partendo dalla testa ad andare in basso", ha raccontato Catanzariti, intercettato dai carabinieri.

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